Dipendenze

Come riconoscere e liberarsi dalla dipendenza affettiva

 

dipendenza affettiva

 

"Qualunque cosa distrugga la libertà non è amore.

Deve trattarsi di altro, perchè amore e libertà

vanno a braccetto, 

sono due ali dello stesso gabbiano".

 

                                                                Osho 

 

Ti sei mai chiesto che cosa è la dipendenza affettiva?

 

Con il termine dipendenza affettiva si intende un'alterazione del comportamento che porta la persona a ricercare piacere fisico e/o psicologico nella relazione con l'altro. Quando non riesce più a soddifare il proprio bisogno la persona perde il controllo, manifesta sintomi di astinenza, ricerca continuamente l'individuo che è l'oggetto del desiderio.

 

In questo senso non è molto differente il comportamento messo in atto da un fumatore incallito che decide di smettere di fumare rispetto a chi soffre di dipendenza affettiva. Le sensazioni sono simili, si è alla ricerca di ciò che apparentemente e solo momentaneamente ci gratifica.

 

Quando la dipendenza affettiva è sana e funzionale?

 

La dipendenza affettiva è funzionale durante l'età evolutiva, se veniamo accuditi in maniera affettuosa ed equilibrata, durante l'adolescenza si può parlare di sana dipendenza affettiva rispetto al gruppo dei pari, quando il gruppo diventa motivo di scambio reciproco e confronto, con il partner se vi è un legame che permette di sentirsi liberi e di essere sè stessi.

 

Quando la dipendenza affettiva diventa un problema?

 

Quando si ha l'età per essere autonomi ma si dipende dal genitore.

Quando il partner rappresenta un unico obiettivo di vita, quando pensiamo che possa essere colui che risolverà i nostri problemi, quando idealizziamo l'altro.

Il rapporto quando si parla di dipendenza affettiva ha diverse caratteristiche: è ambivalente, ambiguo e a tratti sado-masochistico.

 

Ossia è una condizione permeata da ossessività, il principale scopo della vita è l'oggetto d'amore, nel momento in cui si perde l'oggetto d'amore si perde anche la propria identità con sensazioni di profondo vuoto interiore.

 

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Gioco d'azzardo patologico

gioco
 
 
Il contrario del gioco non è ciò che è serio, bensì ciò che è reale.
 
(Sigmund Freud)
 
È importante tracciare una linea di demarcazione tra ciò che è vizio e il disturbo vero e proprio, il primo rimane sotto il controllo della persona stessa, il secondo no, divenendo pertanto una condotta rituale.
La prima fase del gioco d'azzardo patologico è all'insegna dell'eccitazione, le vincite vengono vissute come un riscatto alla propria esistenza, come se la casualità della vincita fosse un debito che il destino sta estinguendo.
La seconda fase è di addiction, per cui la persona ha bisogno di investire una quantità crescente di denaro per raggiungere l'eccitazione della prima giocata.
Poi vi è una terza fase dell'intolleranza della perdita, in quei momenti è come se il destino si riprendesse ciò che non aveva dato a suo tempo.
Ciò a cui punta la persona con il gioco, in realtà è sè stesso. A volte non è semplice comprendere che dietro ad una dipendenza vi è una sofferenza profonda, pertanto in alcuni casi il giocatore d'azzardo patologico non viene aiutato dai familiari a seguire un percorso di aiuto psicologico, si tende ad isolarlo, considerandolo vizioso.
Il giocatore utilizza strategie di controllo illusorie, quali la superstizione; inoltre a fronte di perdite ingenti continua a giocare rincorrendo la giocata vincente e dunque riparatoria.
Le emozioni, come la disperazione, influenzano il gioco e le decisioni, portando così il giocatore a fare scelte azzardate non tenendo conto delle conseguenze. Decisioni che in uno stato emotivo neutrale la persona non prenderebbe.
Risulta pertanto utile riflettere sui significati profondi che portano ad entrare nel loop  della giocata vincente, per conoscerli e di conseguenza imparare a gestirli.
 
Non esiste una strada senza uscita se lo si vuole.
 

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