Processi Psicologici

Ricordi e consapevolezza

 

 

 

il tempo

                                                                               

          " A volte i ricordi diventano il presente e il presente svanisce come un ricordo lontano"

 

                                                                            Valerio Massimo Manfredi (Idi di Marzo)

 

Quando i ricordi ci appaiono sbiaditi, il contesto ci aiuta a ricordare, Ducan Godden e Alan Baddeley (studiosi della memoria) hanno fatto una ricerca, nella quale hanno potuto notare che i sommozzatori che memorizzavano qualche cosa sulla spiaggia, tendevano a dimenticarlo quando erano in mare e tornavano a ricordare ciò che avevano memorizzato quando tornavano sulla spiaggia. 

Questo ci dice che tornare nel contesto, nel posto dove si hanno dei ricordi è il miglior modo per ricordare, ad esempio tornare nel posto in cui si è cresciuti da piccoli; oltre ai ricordi affiorano anche i sentimenti e le emozioni.

Allo stesso modo i ricordi possono essere riattivati dall'umore, l'umore infatti può funzionare come contesto interiore, può far riportare alla memoria sfumature legate a momenti in cui eravamo dello stesso stato emotivo, ricreando gli stessi schemi di pensiero, rinnovando vecchi stati emozionali che riacquisiscono pertanto vecchie coloriture. 

Spesso non ci rendiamo conto che questi meccanismi che si collegano ai ricordi possono essere inutili e dannosi, non ci rendiamo conto in quanto questo processo avviene in automatico.

Immaginiamo ad esempio di camminare su un sentiero in una giornata di sole e di vacanza e di sentirci improvvisamente tristi e giù di morale senza un motivo apparente (è una bella giornata e siamo in vacanza), pensiamo: "dovrei essere felice in questo momento, eppure non è così", riaffiorano ricordi che non ci fanno stare sereni.

La mente nei momenti come questo appena descritto, attiva la modalità del fare, una modalità che fa parte della nostra storia evolutiva di essere umani e che ci ha permesso negli anni di sviluppare la capacità critica e la potenzialità di raggiungere degli obiettivi, tutto ciò non è sempre positivo, in particolare quando non c'è nulla di pratico da svolgere, ma c'è solo un rimuginio, ruminazione mentale che porta a distanziarsi dalla consapevolezza di ciò che accade in quel momento, la conseguenza che porta questa modalità è rimanere intrappolati nell'umore dal quale stiamo cercando di fuggire.

Si rumina per distanziarci da un ricordo, per trovare la soluzione, per evitare che quel ricordo ci prenda emotivamente e ci faccia soffrire, senza accorgersi che la ruminazione fa parte del problema e non della soluzione.

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Rimuginare: Quando superi il limite? Come fare a gestire un pensiero che ci fa soffrire?

piove sui pensieri

 

" Pensa il pensiero che ti pensa a cui non hai mai pensato di pensare"

 

 

Quante volte ci accade di soffermarci a pensare su quanto è accaduto, su quello che avremmo potuto o dovuto fare, su cosa abbiamo sbagliato, sono tutti pensieri leciti, abbiamo diritto di interrogarci sulla vita.

Ma talvolta accade che si supera il limite, il pensiero diviene rimuginazione improduttiva ed inutile, portandoci a perdere energie e a causare sofferenza all'interno della nostra mente e della nostra psiche.

Generalmente alcune caratteristiche di personalità favoriscono questo stile di pensiero, persone che utilizzano un ragionamento di tipo dicotomico, ossia che oscillano tra una visione tutto e nulla, bianco e nero, giusto o sbagliato, dimenticandosi spesso del grigio, della via di mezzo, dell'incertezza e dalla caducità della vita.

La vita è un divenire, tutto è provvisorio e labile, non possiamo avere pieno controllo di essa, i Buddisti direbbero che tutto è impermanente, ciò che è soggetto alla nascita, è soggetto anche alla decadenza, in fisica la legge della conservazione della massa di Antoine-Laurent de Lavoisier dice: "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma".

Il concetto chiave è che quando si cerca la certezza, la risoluzione del dubbio attraverso il pensiero, si risponde ad una domanda, la domanda posta può essere razionale, dunque portarci ad una riflessione produttiva e risolutiva o irrazionale dunque inutile e afinalistica, il rischio è che quest'ultima non portando ad una risposta definitiva, predispone la mente a crearsi nuove domande altrettanto afinalistiche, si entra così facilmente nel loop del pensiero rimuginativo improduttivo che porta ad una aumento di ansia ed agitazione.

 

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Quanto l'autostima influenza le nostre scelte?

autostima

 

 

" Quello che per una persona è un grande ostacolo, può essere il trampolino di lancio per un'altra"

 

 

La carenza di autostima è presente in molti stati di disagi psicologici.
Il potere è dentro di noi, nella cura che abbiamo di noi stessi, nella capacità di volerci bene.
L'autostima è quel processo tale per cui il soggetto valuta sè stesso, apprezzando o disprezzando il proprio valore personale.
Per migliorare l'autostima è necessaria una buona flessibilità ed apertura nei confronti dei cambiamenti che la vita ci pone davanti. Importante è essere consapevoli  di sè , dei propri valori e limiti, per superare questi ultimi mantenendo saldi i propri concetti valoriali. Essere disposti a fare sacrifici al fine di apprendere nuove competenze.
Favorevole nell'innalzamento dell'autostima è avere buone risorse sociali, quali una famiglia che ci supporta, gratifiche professionali, un buon equilibrio emotivo, controllo sull'ambiente, relazioni interpersonali gradevoli, accettarsi nel proprio aspetto fisico.


L'autostima è costituita:

Dall'amore di sè

dalla visione di sè,

dalla fiducia in sè stessi.

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Relazioni manipolatorie e teoria della mente

 

Manipolazione

 

"Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo". 

 

                                                  Johann Wolfgang Von Goethe

 

Un aspetto importante delle relazioni sociali è la capacità di comprendere e prevedere gli stati mentali di altre persone (compresa la capacità di riconoscere la finzione e l'inganno) per interpretarne ed influenzarne il comportamento.
La consapevolezza che le persone possono avere stati mentali (idee, intenzioni, aspettative...) diversi dai nostri e che il loro comportamento può essere previsto in base a queste idee ed aspettative, è stata definita teoria della mente (theory of mind), con il termine "mentalizing" si indica la capacità di metterla in atto.
Ad un deficit della teoria della mente sono stati attribuiti disturbi del comportamento sociale (osservati in bambini e adulti affetti da autismo).
La teoria della mente può essere utilizzata per fini positivi, dunque per relazionarsi all'altro in maniera più empatica, oppure per fini negativi, con l'obiettivo di manipolare l'altro, ad esempio mentendo, al fine di raggiungere un beneficio per sè, a prescindere dall'altro.
Molte persone non si accorgono di essere manipolate, i manipolatori infatti inizialmente si possono presentare come persone sensibili, empatiche, altruiste, interessate alle tue necessità.

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